1° settembre

Oggi è il 1° settembre. Lunedì 1° settembre.

Oggi è ripreso il lavoro a pieno ritmo dopo la parentesi estiva.

Oggi è il primo giorno del mese in cui nascerà il piccolo Thomas! David lo sta aspettando con ansia, non vede l’ora di calarsi nel ruolo di fratello maggiore.

Oggi ritorno a scrivere sul blog dopo tanto tempo. L’idea iniziale è cambiata, il blog deve essere diverso, deve essere cambiato e oggi è il giorno giusto per iniziare il cambiamento.

Oggi è un giorno pieno di buoni propositi per il periodo che verrà.

Oggi è un giorno in cui mi sento felice perché mi volto indietro e vedo un mese di Agosto bellissimo, dove ho trascorso tanto tempo con la mia famiglia.

Oggi è anche un giorno in cui mi sento fiero e orgoglioso perché mi volto indietro e vedo un mese di Agosto in cui mi sono allenato con tanta intensità, parecchia fatica ma tante soddisfazioni.

1.9.2014

 

 

 

Un altra lunga ed estenuante giornata di lavoro è terminata.

Stefano spegne le luci dell’ufficio. Anche oggi, come successo spesso, è l’ultimo ad andarsene. I colleghi non sprecano neanche un secondo del loro tempo libero, lui invece rimane oltre il tempo perché ha sempre tante cose da ultimare. Sono questi i momenti in cui si sente uno stupido, vorrebbe fregarsene come i colleghi, alla fine l’azienda non è sua ma per quell’azienda lui ha sempre dato tutto e continua a farlo. Poi pensa alla famiglia, sta facendo tutto questo per loro, ogni giorno da il massimo per loro, per consentire ai suoi figli ancora piccoli di crescere dignitosamente.

Mentre questi pensieri si susseguono nella sua testa chiude la porta con i soliti 4 giri di chiave e si avvia a passo lento verso l’automobile parcheggiata 11 ore prima sotto le piante nel viale poco distante. Arrivato in prossimità dell’auto preme il pulsante dell’apertura a distanza, apre la portiera e lancia la ventiquattrore sul sedile posteriore, si siede al posto di guida e in pochi secondi effettua quei gesti automatici che compie ormai da diversi anni, allenta il nodo alla cravatta e slaccia il bottone della camicia, accende l’autoradio e avvia il motore della vettura.

La strada per arrivare a casa scorre veloce, i pensieri di Stefano viaggiano ancora più forte.

Questa sera è particolarmente esausto, i nervi sono a fior di pelle, è teso. Ha paura di non farcela ed è stanco, veramente stanco di questa situazione che va avanti da diversi anni. Lui ce l’ha sempre messa tutta ma non riesce a far girare la ruota della vita come vorrebbe.

Ormai manca poco ed a casa. Finalmente a casa, l’unico posto al mondo dove trova un po di serenità. Ancora qualche centinaio di metri e già vede la scena dove il più grande dei due bambini gli corre incontro per abbracciarlo; a quel pensiero Stefano si accorge della lacrima che scende lungo la guancia, ancora l’ultima curva e poi apparirà casa. Il piede destro lascia l’acceleratore per spostarsi sul freno, l’auto è in prossimità della curva ed è in quel momento che Stefano prende una decisione fulminea, trova il coraggio che gli era sempre mancato prima, il piede ritorna immediatamente su pedale dell’acceleratore e lo preme fino infondo, l’auto prende velocità all’imbocco della curva e schizza fuori dalla carreggiata. Dai rami degli alberi al lato della strada stormi di uccelli si alzano in volo spaventati dal forte boato. Una frazione di secondo e il frastuono di lamiere accartocciate lascia spazio al silenzio.

 

 

buio

E’ una tiepida domenica mattina di fine marzo, Roberto è seduto a tavola e sorseggia il caffè della colazione quando decide di approfittare del sole primaverile per uscire a fare una corsa.

Da qualche tempo ha preso questa sana abitudine; correre lo fa sentire meglio fisicamente e mentalmente. Dopo ogni corsa si sente a posto con se stesso, addirittura se ne vanno anche i sensi di colpa per quei kili di troppo che si ritrova.

In pochi minuti indossa maglietta, calzoncini e scarpe da running e scende in strada.

Da buon neofita non si preoccupa di fare stretching e neppure riscaldamento; avvia le applicazioni con gps sullo smartphone che registreranno la sua performance e inizia a correre.

Un passo dopo l’altro e la strada scorre lentamente, con il respiro affannoso già dopo pochi metri si rende conto di essere poco allenato, Roberto ha 33 anni ma ora se ne sente almeno il doppio.

Stringe i denti e continua a correre, la sua mente intanto si è staccata dal corpo, pensa ad altro, è questo che lui ama della corsa, riesce a riflettere, a pensare, non sente più il rumore dei passi sull’asfalto e il respiro pesante perché la sua mente sta viaggiando … ma all’improvviso qualcosa interrompe i suoi pensieri. E’ un dolore violento. Tutto diventa nero. Roberto si affloscia al suolo. E’ a terra; solo in mezzo alla piccola strada. E’ buio.

 

Ora sente alcune voci. Si domanda cosa sia successo.

Sente dei rumori e dei suoni, ma tutto è buio.

Non capisce. E’ preoccupato ma inspiegabilmente tranquillo.

Tutto rimane buio, e ora anche i suoni se ne sono andati.